MOBBING

DISAGIO SUL POSTO DI LAVORO,   cosa fare ?

Che cos'è il MOBBING ?

Il mobbing è un comportamento abusivo, ostile e ripetuto che viene adottato allorquando si cerca di mettere un collega in uno stato d'inferiorità o di sbarazzarsi di un dipendente con il quale c'è un conflitto professionale o personale, o che non piace a un superiore, collega o gruppo di colleghi.

Esempi di atteggiamento che costituiscono il mobbing :

- critiche reiterate e ingiustificate ;

- assenza di scambio di certe informazioni ;

- revoca di responsabilità senza spiegazione ragionevole ;

- continue umiliazioni (non rispondere, interrompere, insultare, sminuire) ;

- attribuzione prolungata di compiti inferiori o superiori rispetto alla propria formazione .

Sviluppo nel tempo

Tali atteggiamenti ostili (che non sarebbero altrettanto gravi presi singolarmente) vanno crescendo durante un lasso di tempo decisamente lungo - nel caso durasse meno di sei mesi, generalmente non viene definito mobbing - e diventano sempre più difficili da sopportare.

Il lavoratore, viene privato di un sostegno adeguato, lentamente perde la fiducia in se stesso e manifesta degli episodi di depressione o delle malattie psicosomatiche (mal di testa, nausea, insonnia ecc.).

Il suo stato di salute e le sue assenze peggiorano la qualità del suo operato, ciò suscita ulteriori rimproveri e così s'innesca un circolo vizioso.

Chi concerne il mobbing e perché ?

Il mobbing può toccare tutti, uomini e donne di tutte le età, formazione e condizioni sociali, a tutti i livelli di gerarchia.

Le ragioni (se ce ne sono ; qualche volta è semplicemente un capro espiatorio) possono essere che la persona è diversa dai colleghi, è meno conformista, è più debole di loro, oppure che ha più successo o più idee innovatrici.

Spesso si dice che "non ha buon carattere", ma questo generalmente fa proprio parte del mobbing.

Diversi fattori che possono favorire l'apparizione del mobbing in una ditta, ad esempio :

- una forte competizione tra i lavoratori, spesso legata alla paura di perdere il proprio posto di lavoro o alla pressione dovuta ad alte esigenze di produttività ;

- un'atmosfera tesa, intrighi, pettegolezzi e gelosie, che sono il risultato di una cattiva gestione dei rapporti di lavoro ;

- una scarsa organizzazione del lavoro.

Il circolo vizioso può essere rafforzato da familiari e amici, quando la vittima scarica troppo su di essi il disagio del lavoro.

Dopo qualche tempo cominciano a prendere le distanze perché stanchi di sentire sempre parlare di queste vessazioni ; non si sentono più in grado di dare il loro appoggio.

Ma in realtà non riescono talvolta a comprendere la gravità della situazione e non si rendono conto che il crescente isolamento della vittima la rende sempre più vulnerabile agli attacchi.

Conseguenze

Le conseguenze del mobbing possono essere problemi riguardanti :

- la situazione professionale (difficoltà a concentrarsi, a gestire il lavoro e lo stress) ;

- la situazione personale (difficoltà relazionali, angoscia, isolamento, perdita di fiducia in se stesso, irritabilità) ;

- la salute (stanchezza, insonnia, mal di testa o stomaco, nausea, dolori alla schiena ecc..) .

Il mobbing ha anche un costo sociale non indifferente, assunto da :

- assicurazioni,

- casse malattia,

- autorità pubbliche.

In effetti, può causare un maggiore assenteismo come pure un bisogno di terapie e di reinserimento sociale, visto che il solito risultato del mobbing è l'assenza per malattia per poi approdare alla presentazione di dimissioni, alla richiesta di prepensionamento o al licenziamento del lavoratore, che in seguito incontra delle difficoltà nel ricostruire la propria autostima e una situazione professionale soddisfacente.

Non di rado, iniziando una nuova attività, il lavoratore può essere prevenuto e diffidente perché teme di ritrovare una situazione analoga.

Inoltre il mobbing può condurre la vittima a diventare violenta e in casi estremi persino a commettere un omicidio o un suicidio.

Cosa fare ?

1. parlare con una persona di fiducia tra i colleghi, capi o con il responsabile del personale ;

2. consultare un medico in caso di necessità ;

3. chiamare il sindacato per chiarire la situazione, avere un sostegno e conoscere i propri diritti ;

4. annotare ciò che succede, per poter valutare l'evoluzione della situazione e fornire delle prove in un'eventuale azione legale ;

5. agire, ad esempio scrivere una lettera raccomandata al datore di lavoro descrivendo con precisione la situazione e chiedendogli di rispettare il suo obbligo di far cessare la lesione alla sua personalità. (art.328 del CO)

Azioni giuridiche :

Nei casi più gravi, e soltanto se esistono delle prove incontestabili dell'esistenza di mobbing e della mancanza di protezione da parte del datore di lavoro, si possono dare le dimissioni in base all'art.337 del Codice delle obbligazioni (CO) ; cioè fare una risoluzione immediata del rapporto di lavoro per cause gravi.

Il datore di lavoro deve quindi versare l'intero salario che sarebbe stato percepito rispettando il periodo di disdetta.

Se il datore di lavoro rescinde il contratto " per una ragione intrinseca alla personalità del lavoratore, salvo che tale ragione sia connessa con il rapporto di lavoro o pregiudichi in modo essenziale la collaborazione nell'azienda " (art.336 par.1 lett. a e b  CO, che si riferiscono a ragioni riguardanti il sesso, la nazionalità, l'età, la malattia, la religione, l'appartenenza ad un partito politico ecc..., ma non riguardanti il comportamento o il carattere del lavoratore), c'è la possibilità di chiedere un'indennità per disdetta abusiva pari a un massimo di sei salari mensili (in conformità degli art. 336a e 336b CO).

Per poter ottenere questa indennità, che raramente viene stabilita a più di tre o quattro salari mensili, bisogna fare opposizione al licenziamento per lettera raccomandata e chiedere al datore di motivarlo, il più tardi alla scadenza del termine di disdetta.

Poi, si deve far valere il diritto all'indennità entro 180 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro davanti al giudice del domicilio del datore di lavoro o della sede dell'azienda.

Di principio la procedura è gratuita.

Discriminazioni

Nel caso in cui il motivo del mobbing è una discriminazione a causa del sesso del lavoratore, che si manifesta anche nell'attribuzione dei compiti, nell'assetto delle condizioni di lavoro, nella retribuzione, nel perfezionamento professionale, nella promozione o nel licenziamento, è possibile difendersi più facilmente, in base all'art. 3 della Legge Federale sulla parità dei sessi.

In effetti, non è necessario fornire delle prove rigorose della discriminazione, ma solo renderla verosimile allegando dei fatti precisi.

L'interessato può chiedere al giudice di proibire una discriminazione imminente (ad esempio prima della disdetta), di far cessare una discriminazione attuale, di accertare una discriminazione che continua a produrre effetti molesti e di ordinare il pagamento del salario dovuto (art. 5 della stessa legge).

In caso di disdetta discriminatoria, si applica l'art. 336b CO già citato (art. 9).

Comunque bisogna ricordarsi che, anche se mobbing e discriminazione a causa del sesso possono mescolarsi, sono due cose ben diverse.

La stessa riflessione vale nel campo delle molestie sessuali.

Tali molestie sono delle gravi mancanze di rispetto che possono assumere svariate forme, tra cui delle battute sessiste, l'esposizione di materiale pornografico, delle osservazioni imbarazzanti sull'aspetto fisico della persona, delle palpazioni "casuali " del corpo e altri contatti fisici indesiderati, delle persecuzioni dentro e fuori l'azienda, fino ai rapporti sessuali imposti con forza.

Anche se potrebbe capitare, in generale le molestie sessuali non hanno lo scopo di allontanare un dipendente, dunque non costituiscono mobbing.

Prevenzione

La prevenzione è importantissima e tutti possono contribuirvi :

- i datori di lavoro e i superiori devono soprattutto impegnarsi a promuovere un buon clima nell'azienda, cercare di risolvere i conflitti con il dialogo, informare i loro dipendenti e intervenire quando ci sono degli atteggiamenti scorretti.

I datori di lavoro hanno comunque il dovere di prendere le misure necessarie per proteggere la salute e la personalità del lavoratore (art. 6 della Legge Federale sul lavoro e art. 328 CO).

- le vittime di mobbing hanno la responsabilità di cercare aiuto al più presto, senza lasciare che la situazione degeneri ; dovrebbero inoltre evitare di isolarsi, ma parlare con i colleghi, un medico, il sindacato, ecc... ;

- tutti devono ricordarsi che il mobbing può essere evitato o, al contrario, favorito dall'atteggiamento di ogni lavoratore o capo; è responsabilità di tutti vigilare quando si presenta un caso e agire immediatamente con solidarietà.

In conclusione

L'attuale insicurezza dell'impiego rende necessaria una cautela particolare da parte del lavoratore "mobbizzato" e delle persone che l'aiutano.

Si potrebbe rischiare di aggravare la situazione intervenendo senza la necessaria prudenza.

Qualche volta conviene trovare un'altro lavoro prima di denunciare il mobbing, perché un licenziamento non è da escludere (ufficialmente per un altro motivo) qualche tempo dopo la denuncia.

Bisogna inoltre ricordare che, per intraprendere qualunque azione anche non giuridica, è indispensabile disporre di fatti precisi e dei consigli di una persona qualificata.

Sono particolarmente importanti la prevenzione, l'informazione e il dialogo.

Si parla molto ultimamente di disagio del mobbing; ciò può avere degli effetti positivi sulla protezione delle persone più deboli.

Possiamo tutti riflettere sui nostri rapporti di lavoro e fare dei passi concreti per sviluppare il dialogo.

Ad esempio, possiamo scegliere le critiche ed i pettegolezzi, dicendo direttamente alla persona interessata cosa potrebbe fare per migliorare, senza dimenticare di sottolineare le cose che vanno bene.

A tutti i livelli di gerarchia, invece di metterci in una posizione di competizione o di animosità, possiamo lavorare insieme e diventare dei partner volti all'ottenimento di uno scopo comune.